SIGNORI ARTE

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Carlo Giusto (1929)

Carlo Giusto, acrilico su tela

Carlo Giusto (1929)

 

Il pittore savonese Carlo Giusto ha sempre amato l’arte e ha iniziato a dipingere nel 1954 facendo un suo personale percorso formativo senza prendere a modello nessun pittore. “Tutte le mie esperienze-esordisce Carlo Giusto- le ho fatte nel mio studio e la strada è sempre aperta perché ogni giorno inizio a dipingere, nel senso che è come se fosse la prima volta. Non dipingo con questi occhi, ma ho sempre dato spazio al terzo occhio, ovvero quello della nostra sensibilità. Prediligo i colori acrilici perché sono più consoni alla mia pittura di getto e sono sempre colori decisi perché sono inseriti in questa realtà che è negativa e mutevole piena di pericoli e di guerre. L’artista in ogni momento della sua professionalità -continua Carlo Giusto- deve sentirsi partecipe di una ricerca culturale collegata in presa diretta alle vicende della realtà e alle sorti dell’uomo. Il suo impegno deve servire a chiarire e a capire la molteplicità a la ricchezza dei punti di vista e delle interpretazioni delle cose.
Negli anni sessanta facevo parte del gruppo COND, che è l’abbreviazione di condizionamento, insieme ai pittori Plinio Mesciulam, Giampaolo Parini e Luigi Maria Rigon. Tale gruppo -prosegue Carlo Giusto- era nato dalle idee del critico d’arte Dante Tiglio. Era l’epoca della disputa tra astrattismo e neorealismo, c’era la prevalenza delle immagini che condizionano e in questo clima i pittori reagirono prendendo queste immagini condizionanti e togliendo loro il significato condizionante e intervenendo poi sull’immagine si otteneva il risultato contrario.” Questo gruppo ha fatto la storia dell’arte in Liguria, e da lì nacquero le idee che hanno permesso a Carlo Giusto di portare avanti la sua personale ricerca. Da un espressionismo astratto si è riaffacciato all’informale. “Nelle opere informali ho sempre cercato di conservare il dato della memoria nei confronti delle cose viste o vissute. Nei miei quadri c’è frammentazione della realtà-prosegue Carlo Giusto-, sono esperienze frammentate. Questi frammenti figurativi e informali sono uniti tra loro in modo disordinato per creare delle strutture e situazioni dove intervenire e portare un certo ordine. I miei quadri non sono quadri da contemplare e ammirare, devono avere la forza di fare nascere il desiderio di una nuova interezza e devono fare ragionare la gente contro i pericoli e i condizionamenti che ci circondano. Nel 1984 -ricorda Carlo Giusto- il mio ritorno alla natura non è stata una evasione romantica, ma una necessità imperiosa per sopravvivere di fronte alla contaminazione, allo squilibrio ecologico, alla distruzione sistematica operata dalla tecnologia. Non è la natura dell’ottocento, ma di oggi, la quale è continuamente mutevole, e chi dipinge deve tenere conto ogni giorno di questo, anche i quadri mutano.
Bisogna tenere presente che ogni punto di arrivo è un nuovo punto di partenza. Ciò che dipingo non ha carattere narrativo -spiega Carlo Giusto- la forma e la tecnica sono semplici strumenti per esprimermi. Nelle mie opere l’impostazione geometrica si attenua e si apre a una composizione che, sebbene molto calibrata e controllata, non appare fondata sulla geometria. Le composizioni devono essere fluide e molto libere. Un sogno/ sipario che si oppone alla durezza dei tempi. L’arte ha il compito dell’uomo che la produce- conclude Carlo Giusto- con la mia pittura intendo dare concretezza di struttura, ossia realtà, al mio rapporto con la natura. La mia pittura è il risultato di una attitudine specifica ad esprimere con dei colori e delle forme o dei segni, una nozione del mondo apparentando l’invisibile al visibile.”
Ass. Aiolfi

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