ANTONIO SABATELLI

ANTONIO SABATELLI

Ritengo Antonio Sabatelli uno degli artisti più rappresentativi degli anni ruggenti di Albissola, perché ruggente è stato il suo talento, figlio di un temperamento ribelle fino all’anarchia. Il giudizio sull'arte è certamente soggettivo ma, quando si è davanti a opere dall’esplosiva potenza espressiva, con sincerità si deve ammettere che nessuno seppe allora rappresentare come lui – dosando genialmente forme e colori – temi d’attualità filtrati dalla profonda vena ironica che sempre lo contraddistinse, come quando estrinsecò il pensiero comune sulla chiusura dei pubblici bordelli dipingendo personaggi con testa a forma di casa o trumeau ‘femminilizzati’ da seni.
Sedicenne inquieto, scappò di casa per raggiungere, nel 1938, Torino e lo studio di Luigi Spazzapan, cui chiese di diventare suo allievo non solo apprezzandone la ‘mano’ – ricca di suggestioni sia secessioniste che espressioniste - ma soprattutto la devozione al suo essere artista duro e puro: al ‘maestro’ non interessava esporre né vendere opere. Tornato con un ricco bagaglio d’esperienze artistiche mitteleuropee alla sua Albissola, negli anni’60, come Saba Telli diede anche impulso alle neo avanguardie che sostenevano la ceramica come importante veicolo espressivo, pur aggregandosi difficilmente con i – sia pur illustri – colleghi. Ho puntato (in realtà più appassionato che mercante) fin dall’inizio su Antonio Sabatelli ‘vincente’: come avrei potuto non innamorarmi di opere trasudanti lo spirito tanto onirico quanto poliedrico di un vero Artista? Il ‘cavallo’ – con una rispettosa metafora – mi ha dato solo soddisfazioni: certo un po’ inquieto e scontroso, ma sicuramente purosangue vincente.

Alessandro Signori
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