MILANO ALBISSOLA andata e ritorno una finestra sull'arte POP

MILANO ALBISSOLA andata e ritorno una finestra sull'arte POP

Milano-Albissola andata e ritorno: una finestra sull’Arte Pop.
Nel titolo si parla di Arte e non di Art per scelta precisa: la Pop italiana troppo spesso – erroneamente e semplicisticamente - è stata considerata come una colonia d’oltremare americana. Ma così non fu: il vento dello straordinario movimento anticonformista che investì la nostra penisola da nord a sud era soffiato da giovani non soltanto insofferenti verso ‘valori’ sociali imposti e desiderosi di nuovi linguaggi che svecchiassero la compassata pittura nazionale, ma pure pervasi da ideali politici. Questa corrente italiana ebbe come epicentro Roma e poi, con un’onda che sarebbe più corretto definire di post-Pop, Milano – trovando di riflesso humus anche in Riviera - ma mentre nella capitale il “Gruppo di Piazza del Popolo” (qui rappresentato dal solo Angeli con un’opera dal puro ‘pedigree’ ligure) citava prevalentemente icone consumistiche statunitensi, nel capoluogo lombardo i giovani artisti utilizzavano solo parzialmente gli stilemi della cultura di massa per realizzare opere anche esplicitamente sociali, come gli esponenti della “Figurazione critica” Spadari, De Filippi, Sarri, Baratella e Mariani, mentre a Torino Gagliardino (anche lui ‘arruolato’, come i precedenti, nella scuola di Calice) realizzava i suoi luoghi di restrizione e ad Albissola lo stesso accadeva, ad esempio, con Bruno Locci - sua la raffinata performance fotografica “la bandiera americana” - o con Mario Rossello e “Un chilometro di strada tra Albissola Mare e Savona”, una tela di trentacinque metri a denunciare la cementificazione selvaggia. Ma non solo, i principi cardine di questo nuovo fare artistico sono stati anche altri: ledemistificazioni di Arrojo, gli iperrealismi di Caminati, le provocazioni di Mondino, le surrealtà di Gianmariani, le serialità di Stefanoni, i vivaci riferimenti al fumetto di Giusto favorirono una rivoluzione anche nel design e nella moda, che irruppero nelle nostre abitazioni con nuovi arredi in plastica sgargiante e abiti decisamente anticonformisti. Questa dirompente collettiva - voluta da chi allora non era nemmeno nato, Alessandro Signori, che con passione e pazienza è riuscito a mettere insieme oltre trenta freschissime e rappresentative opere – consente ai protagonisti di quell’epoca, che da un luogo artistico per eccellenza come Albissola ad una metropoli vivace e reattiva come Milano andavano e venivano, di ricreare la straordinaria atmosfera di quegli anni ruggenti.Il muoversi infatti tra i lavori esposti ci offre non solo un ritorno al passato, un rivivere le dense atmosfere e le speranze di quei decenni ancora vivi nell’immaginario collettivo, ma una attenta ed articolata lezione di artisti che hanno portato alla nascita ed alla crescita - ancor oggi in pieno sviluppo - di una “via nazionale” al Pop, parallela ad analoghe esperienze maturate altrove ma al tempo stesso dotata di linguaggi autonomi, concetti d’avanguardia ed esiti estetici di grande complessità e raffinatezza.                      
                               
Armando d’Amaro
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